Sommeliers Marche Magazine 61 - page 15

Aleks Simcic
Il mercato per il 45% si propone estero mante-
nendo priorità verso gli Usa poi Germania,
Svizzera e Austria piazzandosi per il 90% nel
settore Ho.Re.Ca. Qui le colline ornate di vi-
gneti sono segnate dal fiume Isonzo ed il tor-
rente Judrio, la natura è ciò che unisce il Collio
goriziano e quello sloveno in una linea diretta
di prosecuzione. I due territori, nella loro con-
tiguità, presentano suoli e conformazioni par-
ticolari. Il suolo scistoso indica una roccia meta-
morfica a grana medio-grossa che tende a sfaldar-
si facilmente in coste sottili che derivano dalla tra-
sformazione di argilla sottoposta ad alte pressioni e
temperature nelle quali i cristalli micacei si ordina-
no in una direzione precisa. Simile a marne viene
chiamato in sloveno Opoka, in Italia Ponka. Si in-
trecciano e si saldano nel terreno anche numerosi
fossili marini. Questo terreno non difficile da gesti-
re grazie alla sua friabilità rende al vino grande mi-
neralità ed eleganza, ma alcune volte per mantener-
lo serve una coltivazione a terrazzamenti.
Riguardante il clima, mediterraneo, le Prealpi Giulie
costituiscono un efficace riparo dai venti di setten-
trione e la vicinanza alla costa permette un micro-
clima mite e temperato. Dall’altra parte però presen-
ta una notevole escursione termica che conferisce ai
vini croccantezza e aromaticità. Ciò nonostante da
novembre ad aprile, i venti pungenti di Bora scen-
dono dalle montagne, con forti raffiche di aria fred-
da alpina che sferzano da nord-est. Ciò comporta
rischi per la viticoltura, in particolare se la stagione
della Bora si estende oltre il germogliamento.
Legati e divisi allo stesso tempo ci sono stati pic-
coli screzi e diatribe che vedono il 2008 come
anno decisivo per il Tocai o Tocaj. Coltivato da
sempre in entrambi i territori ma lasciando l’e-
sclusivo uso del termine all’Ungheria, decreto
della Commissione Europea nel 2008, avendo
sul suo territorio l’unica area vitivinicola con
quel nome: la Tokajhegyalija. In Italia si risolse
lasciando il nome Friulano mentre in Slovenia
alcuni adottano il termine Jakot, versione spe-
culare del termine. Anche se la storia del Col-
lio italiano come denominazione ha più di 50
anni mentre quella di Brda è molto più recen-
te, le diatribe si stanno risolvendo e le forze si
stanno incanalando verso una denominazione
comune: quella del “Made in Collio/Brda”.
La zona del Collio sloveno si distingue soprattut-
to per i vini “naturali”, produzioni artigianali fra
le migliori al mondo. Fra gli orange wine sloveni si
distinguono quelli di Movia, Fedora, Klinec, Keltis
e Pletra. Vini di struttura ma anche di mineralità,
forza e straordinaria eleganza che trovano uno spa-
zio sempre crescente nella gastronomia odierna.
I produttori del Collio/Brda non hanno paura di
sporcarsi le mani, di sperimentare e mettere in
equilibrio onestà, purezza e natura. Qui gli artigia-
ni del vino non lavorano sfruttando la natura attra-
verso conoscenze, ma lavorando insieme alla natu-
ra: un approccio che presta il lavoro duro dell’uo-
mo agli sforzi ciclici della natura. Anche se produt-
tori ora riconosciuti sul panorama internazionale e
che si fanno portabandiera del territorio sono stati
all’inizio ridicolizzati, il loro sogno non si è ferma-
to e hanno fatto da apripista verso nuove frontie-
re del vino, quelle che oggi sono realtà consolidate.
Qui però non si parla di
orange
come naturale solo
in vinificazione, ma si intende accompagnare la vi-
te in un ciclo che punta ad un prodotto, come spes-
so Janko Stekar tende a puntualizzare.
Date le poche masse oggi il vignaiolo sloveno ten-
de a selezionare i mercati e concentrare i propri vi-
ni nell’alta ristorazione. Non possiamo esimerci a
non fare i complimenti a Hisa Franco che ha appe-
na conquistato le tre stelle Michelin, l’unica fino ad
ora in Slovenia che si fregiava di due, segno che va
tutto di paripasso, che il settore e il suo indotto si
slanciano verso l’alta qualità e che questo porterà
ad emergere sempre più il panorama italo-sloveno.
Vigne nella zona di Brda
Il castello di Dobrovo, sede
della cantina Klet Klet Brda
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