Sommeliers Marche Magazine 61 - page 18

Benedetta Luciani
Sommelier
I taralli o ciambelle
di San Biagio
Abruzzo, agro casauriense. C’è un vitigno pregia-
to e antico che cresce soltanto qui, il Moscatello di
Castiglione. Torre de’ Passeri, Pescosansonesco,
Tocco da Casauria e, in special modo, Castiglione
a Casauria sono le terre in cui è nato. La Maiella, il
Monte Morrone, il Gran Sasso e i Monti della Laga
tracciano il perimetro entro cui i vigneti si esten-
dono. Vigneti la cui storia si intreccia con il lavo-
ro dei religiosi. Il Moscatello, infatti, era l’uva che
usavano già nel IX secolo i monaci dell’abbazia di
San Clemente a Casauria per produrre il vino da
offrire in dono al Papa. Tra i monumenti più belli
e più importanti dell’arte romanica in Italia – co-
sì lo descrisse il poeta Gabriele D’Annunzio – essa
vanta una storia millenaria, narrata e nel
Chroni-
con Casauriense,
un codice manoscritto e illustra-
to custodito presso la Biblioteca Nazionale di Pa-
rigi, e nei rilievi scolpiti nell’architrave del porta-
le maggiore. Nell’anno 871 a Roma il papa Adria-
no II affida all’imperatore Ludovico II le reliquie
di San Clemente, racchiuse in una teca trasportata
dal monaco Celso sul dorso di un mulo fino all’i-
sola del fiume Pescara, dove è stata eretta l’abbazia.
Favorita dalla naturale posizione strategica, lun-
go il fiume Pescara, ai confini dei ducati di Spo-
leto e Benevento e presso la via Claudia-Valeria,
nel 911 l’abbazia vantava possedimenti in quasi
tutta la regione. Poi, però, si aprì un periodo
buio, provocato dalle invasioni dei Sarace-
ni prima e da quelle dei Normanni a se-
guire. Nonostante ciò, il convento, sor-
to secondo la regola di San Benedetto,
conobbe un nuovo splendore. Durò po-
co e fu di nuovo decadenza. Tra i va-
ri terremoti che si sono susseguiti nei
secoli e il saccheggio da parte delle truppe francesi
nel 1799, dell’abbazia non restò che un complesso
adibito a stalla e magazzino. A salvarla l’impegno
di tale Pier Luigi Calore, uno studioso i cui appel-
li non rimasero inascoltati, sicché nel 1894 il com-
plesso benedettino venne dichiarato monumenta-
le con regio decreto e fu oggetto di vari interven-
ti di restauro. Il punto però è che con la chiusu-
ra dell’abbazia, l’industrializzazione, il conseguen-
te spopolamento delle campagne e le pandemie di
fillossera e peronospera, il Moscatello si perse del
tutto, o quasi. È stato un santo a tenerlo ancora in
vita negli anni, San Biagio. Il 3 febbraio è la sua fe-
sta, in ricordo della nascita. Biagio, vescovo e mar-
tire, viene dall’Armenia. La sua figura si afferma
a Castiglione, soppiantando anche altri e più anti-
chi santi riconosciuti prima di lui come patroni del
paese. Sta di fatto che, per tutto il Novecento, in
occasione di questa festa era usanza dei produttori
vendere il Moscatello passito in botteghe improv-
visate nel centro storico cittadino non di rado im-
biancato dalla neve. All’ingresso di queste botte-
ghe ponevano un ramo d’ulivo e una bottiglia pie-
na di Moscatello. Un vino profumato, di una dol-
cezza inconfondibile, che attraeva tantissime per-
sone, anche dai paesi limitrofi e che, appunto, per
brindare in onore del santo qualche famiglia ha
continuato a produrre. Nel vino inzuppavano i ri-
nomati
taralli o ciambelle di san Biagio
. La festa si
tiene ancora oggi.
“Per intercessione di San Biagio
il Signore ti liberi dal male della gola”
è la frase che
recita il benedicente in Chiesa segnando la gola del
fedele con una piuma intinta d’olio. La tradizione,
infatti, vuole che il santo salvò un bimbo che sta-
va soffocando a causa di una lisca di pesce in gola.
MOSCATELLO
DI
CASTIGLIONE
ANTICO VITIGNO ABRUZZESE
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