Abbazia di San Clemente
a Casauria, Castiglione
a Casauria (PE)
L’Aquila
Pescara
Chieti
Teramo
ABRUZZO
E molti hanno visto nella tipica ciambella proprio
un ex voto, ossia un dolce con la forma di una la-
ringe. Alcune fonti riportano che il
Moscadello
–
questo il suo nome originario – costituisca una va-
rietà derivante dalla Malvasia moscatella, un’uva
originaria dell’isola di Creta, dall’intenso profumo
di muschio.
Muscus
in latino.
Muscato
l’aggettivo
che ne derivò. La sua secolare vicenda culturale ha
sempre poggiato su una precaria oralità, una
memoria storica dispersa e frammentata, fin
quando lo studioso Antonio Alfredo Varras-
so, appassionato indagatore e valorizzatore di
Castiglione a Casauria, in cui vive e lavora, non
ha deciso di sondare la tradizione e scavare negli
archivi pubblici e privati alla ricerca di una sicu-
ra documentazione sul Moscatello di Castiglione.
“Fin da bambino, per me, avere tra le mani un grap-
polo di Moscatello era gioia grande, per ammirarlo
e gustarlo. Credo che nei secoli si sia trattato della
stessa emozione, di sensazioni intime e forti ad in-
contrarlo: felice, preziosa sorpresa e gioia del gusto e
dell’anima! Un qualcosa di più unico che raro! Nelle
stesse fonti storiche che ho reperito questa importan-
za – direi quasi mistica – del Moscatello viene fuori,
per quanto in apparenza i documenti appaiono ari-
di e formali.”,
è il ricordo bello di Varrasso nelle pri-
me pagine del suo libro
“Il moscatello e Castiglione
a Casauria”
che fa riaffiorare dentro ognuno di noi
il ricordo nostalgico di un sapore, di un profumo
che ha accompagnato l’infanzia. Esiste una fonte
indiretta, del 1778, cioè un fascicolo processua-
le che tratta della commercializzazione del vino
Moscatello alla Fiera del Ponte che si svolgeva a
maggio nei pressi dell’abbazia di San Clemente,
lungo il Tratturo. Tuttavia, nel mondo delle fon-
ti documentarie, la prima traccia scritta del Mo-
scatello di Castiglione rinvenuta dal Varrasso ri-
sale al 1766 nell’ambito di uno scritto giudizia-
rio - fiscale. In quell’anno a Castiglione si verificò
uno scandalo di famiglia: il sequestro del feudo
dei marchesi de Petris-Fraggianni per via di gros-
si debiti. Nel pronunciamento si legge:
“Vi è in
tempo d’estate la vendita di moltissimi frutti gen-
tili ed un moscatello di buonissima qualità, che si
trasporta fino all’Aquila, donde ne riportano una
considerevole somma di denaro ogn’anno”
.
La seconda fonte, del 1797, è invece di carattere sto-
rico. Il biografo viaggiatore Lorenzo Giustiniani
nel suo
Dizionario geografico ragionato del Regno di
Napoli
, alla voce dedicata a Castiglione scrive:
“Tra
i vini si decanta il suo moscatello, al pari di quello di
Trani e Siracusa”.
Con Antonio Varasso la teoria, con Massimo Ia-
frate la pratica. Oltre ad essere sommelier AIS da
una vita, Massimo è il brand ambassador di Tenu-
te Secolo IX, azienda di Castiglione a Casauria che
ha scritto una pagina fondamentale della storia del
Moscatello di Castiglione. Lo abbiamo raggiunto,
nel cuore dell’Abruzzo. Il vento soffia forte in questa
valle che chiamano “incantata”, dove gli alberi sono
tutti piegati. Proviene dal mare e dalle montagne,
rinfresca le uve, le asciuga e le mantiene sane. Il ter-
reno fortemente argilloso è così asciutto che spesso
lo si deve irrigare. Trattiene l’acqua, facilita l’accu-
mulo degli zuccheri aiutando il lento appassimen-
to dei grappoli sulla pianta. Sono passati vent’anni
circa da quando il titolare di allora, Angelucci, volle
provare a riportare in produzione questo Moscatel-
lo che aveva caratterizzato la sua infanzia.
«Erano i
primi anni 2000. Trovò davanti a sé un muro, crede-
va in questo vitigno ma non poteva produrlo, a meno
che non avesse fatto vino da tavola. Allora si è mes-
so in testa un lavoro molto più pernicioso e insieme
con l’agronomo D’Amario iniziò una collaborazio-
ne e uno studio con l’università di Bari che è dura-
to 6 anni. Così è (ri)nato il
Moscadello Casaurien-
sis clone D’Amario
, riconosciuto e censito nella serie
dei vitigni lavorabili»
racconta Iafrate.
Dal 2009 il Moscatello ha diritto di vita nel panora-
ma vitivinicolo italiano. Ad oggi trova casa nell’IGT
Colline Pescaresi. Anche per l’attuale titolare, l’im-
prenditore Allegrino, il Moscatello è simbolo di un
legame affettivo, il ricordo del nonno, delle volte
con lui in campagna. Su 22 ettari, 16 sono di Mosca-
tello. Un grosso incendio purtroppo si portò via il
vigneto più storico, su gradoni. All’inizio si produ-
ceva solo il passito, poi è nata la versione secca. Do-
nato di Tommaso è l’enologo. Il Moscatello, dagli
acini piccoli e stretti lo raccolgono a mano, di notte,
come pure il Pecorino. Non è facilissimo da tratta-
re, ci vuole cura e pazienza in cantina lasciandogli il
giusto tempo nelle fermentazioni, ma in compenso
dona un vino fresco, sapido, dal profumo di frutta
tropicale. Un’aromaticità piena che ben si sposa con
il sushi, il consiglio di Iafrate. Infine, il passito. Un
colore dorato intenso, un profumo di albicocca es-
siccata, canditi e fichi. Bene con i formaggi erbori-
nati, una bella crostata di albicocche e, naturalmen-
te, con le ciambelle di San Biagio!
Zona di produzione
della IGT
Colline Pescaresi
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