Sommeliers Magazine Marche n. 26 - page 21

TUBER AESTIVUM
VITTADINI 1831
È detto anche
“tartufo nero d’estate”
o
“scorzone”
.
Quest’ultimo aggettivo è usato comunemente in
maniera dispregiativa ma sta solo a indicare un pe-
ridio (scorza) con grosse verruche piramidal-poli-
gonali di colore nerastro.
La gleba (parte interna fertile pro-
duttrice di spore) è bianca negli
esemplari strappati immaturi
dal terreno, nocciola-bru-
na negli esemplari ben
maturi. L’ascocarpo ha
un diametro media-
mente oscillante tra
1 e 14 cm, il micelio
produttore vegeta fi-
no a 900 m s.l.m.
Le disposizioni le-
gislative ne consen-
tono la ricerca dal 1°
maggio al 31 agosto e
dal 1° ottobre al 31 di-
cembre. In genere quel-
li che maturano nel primo
periodo sono qualitativa-
mente più scadenti.
Le piante simbionti possono es-
sere latifoglie (querce, tigli, noccioli,
lecci, carpini) o conifere (pino domestico, pi-
no d’Aleppo). In Italia è presente ubiquitariamente
nella penisola e nelle isole, si trova anche in Fran-
cia, Germania, Spagna, Inghilterra, Grecia, Tur-
chia, Ungheria. Il profumo è gradevole, fungino,
talvolta con accenno fenolico.
TUBER
BORCHII
VITTADINI 1831
Conosciuto con il nome volgare di
“Bianchetto”
,
“Marzuolo”
,
“Caciola”
,
“Blanche du Piemont”
.
Il corpo fruttifero è rivestito da un peridio liscio o
finemente papillare e spesso lobato in maniera ir-
regolare, di frequente misura pochi millimetri di
diametro ma può persino arrivare a 7 cm.
La gleba è percorsa da vene sterili grossolane, tal-
volta con contorno poco definito, da ocra a bruno
nei carpofori maturi. Il substrato di crescita è in-
differente, con ph alcalino o neutro nei terreni cal-
careo argillosi fino a subacido nei terreni sabbiosi.
Questo tartufo matura dai primi giorni di dicem-
bre fino ad aprile, può essere ricercato dal 15 gen-
naio al 30 aprile, è diffuso in tutta Italia, è presen-
te in molti altri paesi, segnalato anche in Marocco
e Cina. All’olfatto presenta un tono agliaceo molto
pronunciato, talvolta eccessivo.
Le informazioni che provengono dal mondo dei
raccoglitori indicano chiaramente che è in atto
una riduzione del numero delle tartufaie spon-
tanee ed anche una riduzione della produzione
per ogni singola tartufaia.
Questo fenomeno è risultato particolarmente
intenso nell’ultimo decennio (non è confinato
al nostro territorio ma interessa molte aree ge-
ografiche) e potrebbe essere determinato da di-
verse concause. In parte il fenomeno è attribuito
alle modificazioni climatiche che ostacolano la
biologia dei tartufi, in parte alla riduzione delle
aree particolarmente vocate alla propagazione
spontanea del micelio tartufigeno, infine entra-
no in gioco le raccolte indiscriminate fatte dai
cavatori di tartufi.
Sicuramente tra le tre ipotesi esposte quella più
dimostrabile è quella riconducibile alle attività
umane. Sempre più spesso si osservano tartufa-
ie spontanee di tartufo estivo vangate e rivolta-
te dalle quali sono stati sottratti prematuramen-
te i tartufi. Questo comportamento impedisce
l’emissione di spore nell’ambiente ostacolando
la propagazione del micelio altrove ed impedi-
sce fenomeni riparativi del micelio nella stes-
sa tartufaia. Il risultato finale di queste azioni
comporta la riduzione della formazione di nuo-
ve tartufaie e la progressiva scomparsa di quel-
le esistenti.
Chi si occupa della preparazione di prodotti
conservati a base di tartufo ha palesemente del-
le complicità in queste deprecabili azioni com-
piute dal cavatore. Questo perché il trasforma-
tore paga allo stesso prezzo il tartufo immaturo
e quello maturo, nel confezionamento delle sal-
se costui non ha bisogno dei profumi natura-
li perché utilizza aromi sintetici; così il cavatore
non fa discernimento tra tartufi maturi ed im-
maturi perché entrambi contribuiscono al cu-
mulo del suo reddito.
LA PRODUZIONE NATURALE DEI TARTUFI PRIMAVERILI
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