spesso troppo raffinate e quindi impoverite (nel ca-
so del pane è preferibile quello ai cereali e di cana-
pa: quest’ultima, se non mescolata a farina di fru-
mento, priva di glutine e ricca di omega 3 e 6 va be-
ne anche per i celiaci). Come vedete fin qui si tratta
di tutti prodotti vegetali.
Secondo molti nutrizionisti sarebbe da limitare il
consumo di carni rosse. Studi autorevoli di diver-
se università, alle quali si affianca il World Cancer
Research Fund, ne consigliano un consumo mas-
simo non superiore a 300 grammi alla settimana
ma altre ricerche invitano addirittura a dimezzar-
ne la dose. Il problema sembra essere imputabile ad
un aminoacido che è la carnitina presente in giusta
quantità in tutte le carni bianche includendo lat-
te, uova, soia ed anche frutta come l’avocado ma
triplicata nelle carni rosse come il manzo e anco-
ra cinque volte superiore a questo in quelle ovine.
Intensi e prolungati consumi aumenterebbe il ri-
schio di alcune patologie come il diabete, il cole-
sterolo con problemi cardiovascolari e sopratutto
il cancro al colon-retto.
Altro fattore di rischio cancerogeno è dato dalle
cotture eccessive alla griglia arrivando alla carbo-
nizzazione, come anche le poco raccomandate frit-
ture che producono tossine, più accettabili se non
si superano temperature di 170 °C e si utilizza olio
EVO o al limite di girasole e arachidi ma da usa-
re rigorosamente per una sola volta. Non si capisce
però come mai gli uomini sardi (pastori) che oltre
al formaggio consumano moltissima carne ovina
siano i più longevi al mondo. Si dice che la quali-
tà della vita umana sia determinata al 20% da fat-
tori genetici e all’80% dall’alimentazione, tenendo
in considerazione una buona attività fisica e in fat-
to di movimento i pastori non sono sicuramente
tra gli ultimi.
Anche gli Inuit della Groenlandia consumano
esclusivamente carne e qualche pesce ma soprat-
tutto la renna è la parte più importante della loro
dieta e sicuramente non è carne bianca.
Le carni rosse sono però insostituibili sopratutto
per l’apporto di ferro al fattore ematico e quindi
un relativo consumo si rende indispensabile: i soli
spinaci non bastano. Da segnalare come integrato-
ri anche la melassa, sia bianca che scura e il cavol-
fiore contenenti una buona quantità di ferro.
Di rimando ci sarebbe da dire che diverse tribù
delle aree tropicali vivono da sempre nutrendosi
esclusivamente di vegetali e frutta.
Diecimila anni fa, nel neolitico, l’uomo inizia la
coltivazione dei cereali e la dieta si arricchisce di
carboidrati. Si produrrà il pane e... nasce la prima
bevanda alcolica: la birra.
Andando avanti nel tempo con le imbarcazioni più
grandi e sicure che possono solcare i mari aperti
aumenta l’attività della pesca fino all’alleva-
mento di diverse specie ittiche ad opera dei
Romani. L’alimentazione migliora ancora,
l’uomo smette di crescere fisicamente ma
il cervello stimolato anche dal cibo acqui-
sisce maggiori capacità intellettive.
Colture sottoposte a
trattamento intensivo
con pesticidi
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