Marco Ascoli Marchetti
Sommelier
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È stato un fulmine a ciel
sereno quello di incontrare
una donna così importante
alle pendici del Conero. Ci
giunge la scorsa estate una
telefonata dal sindaco di Ca-
merano Massimo Piergiaco-
mi con l’invito di presentar-
ci in comune e predisporre
un wine welcoming per la si-
gnora Kathleen Kennedy, nipote del famoso sena-
tore Bob e del grande Presidente Jhon Fitzgerald.
Detto fatto e... in breve ci rechiamo in loco con la
signora Catia Strologo, una ventina di bei calici,
bottiglie di brut rosè Pink e Rosso Conero Traia-
no, trovando già predisposto un piccolo buffet di
salumi, formaggi e altre delizie locali.
Arriva la signora Kennedy con la corte di accom-
pagno e si annuncia al sindaco con quello splendi-
do sorriso tipico della sua bella famiglia.
Ci saluta con grande cordialità e prende subito
confidenza con un flute di Pink passando poi al
Traiano elogiandone i pregi.
La conversazione in lingua
inglese è piacevole, infor-
male o per meglio dire “very
friendly”.
Tra i tanti complimenti rice-
vuti per la bellezza del terri-
torio e l’ospitalità quello che
ci è più piaciuto è stato: “I
appreciate a lot Chianti, Bru-
nello and Barolo, but I never
expected to drink so good wines in this area!” (ap-
prezzo molto il Chianti, il Brunello e il Barolo ma
non mi sarei mai aspettata di bere vini così buoni
in questa zona!). Per ringraziare del bel compli-
mento la signora Strologo ha voluto donare alcune
bottiglie dei suoi ottimi vini alla Kennedy che ne
ha gioito sussurrando come si fa negli USA con un
onomatopeico “Waooo!!!”
Salutandoci con un “I hope to see you soon!” (spe-
ro di rivedervi presto) ci siamo congedati ringra-
ziando Kathleen per averci concesso l’onore di aver
brindato con una rappresentante della più famosa
e stimata famiglia d’America.
Forse non tutti sanno che il nostro molto mar-
chigiano “Vino di Visciole”, ormai assai diffuso e
conosciuto, ha anche un ‘parente’ abruzzese. Colà
infatti, un vino praticamente simile al nostro, cioè
utilizzando le visciole tenute al sole con lo zuc-
chero ed aggiunte col loro sciroppo al vino rosso,
prende il nome di “Ratafià”, ed ovviamente il vino
rosso utilizzato è praticamente sempre il Moltepul-
ciano d’Abruzzo.
Questo bizzarro nome, Ratafià, proviene da una
vecchia tradizione locale, che vedeva protagonisti
i notai; cosa c’entrano i notai con un vino?
È presto detto. In occasione di atti di compraven-
dita di terreni, fabbricati, beni vari, al momento
della stipula dell’accordo, i notai usavano prendere
le due mani destre dei contraenti,
unirle, e pronunciare la formula di
rito che sanciva appunto l’avvenu-
to accordo;
“pacta rata fìant!”
(gli
accordi siano ratificati!) pronun-
ciavano infatti i notai, ed in quel
momento la segretaria o la dome-
stica arrivava con un vassoio con
appunto i bicchierini con il vino di
visciole, a suggellare e a festeggia-
re l’avvenimento.
La formula
“pacta rata
fiant”
si è nel tempo
un po’ ‘distorta’ e im-
bastardita divenendo
“pacta rata fiàt”
,
“pacta rata fià”
, finché rimase poi
solo un
“eeeh rata fià”
, e alla fine solo
“rata fià”
,
donde appunto il nome “Ratafià” dato a quel vino
divenuto un po’ simbolo dell’affare concluso.
E così, il “Ratafià”, che si trova e si beve regolar-
mente in Abruzzo, è diventato il vino-ricordo di
quei bei tempi andati e di quegli eventi.
Chissà se i notai lo offrono ancora?
Gualberto Compagnucci
I vini Strologo “Pink” e
“Traiano”
UN BRINDISI CON I VINI DI SILVANO STROLOGO
IL VINO DEI NOTAI
KATHLEEN KENNEDY
RATAFIÀ