Sommeliers 45-2018 - page 17

Furono loro i capi spirituali più lungimiranti
dell’antichità, civilizzatori di interi popoli, coloro
che per primi insegnarono l’etica, come rapportarsi
con l’altra metà del cielo, figliolanza e forestieri, ma
anche come comportarsi a tavola, a quale dieta at-
tenersi in base alle disponibilità dei prodotti terri-
toriali, del clima e delle inimmaginabili condizioni
igienico-sanitarie del tempo gettando le basi delle
differenti correnti alimentari saldamente radicate
in alcuni luoghi dopo due o tremila anni.
La multilingue e multietnica India per due terzi
della popolazione segue una dieta perlopiù ve-
gana e latto-vegetariana in contrapposizione agli
onnivori Musulmani e Cristiani, anch’essi presenti
in coesistenza pacifica con percentuali non indif-
ferenti sul territorio. Per quanto ferree le regole
alimentari e diffuse le superstizioni fra le maggiori
religioni indiane, a causa dell’enorme densità della
popolazione e della scarsità delle derrate alimenta-
ri necessarie per il normale sostentamento, laddo-
ve dilagano grandi sofferenze e malattie, soprattut-
to tra anziani e bambini spedalizzati, anche il credo
più ortodosso, lasciando spazio alla pubblica ne-
cessità, accondiscende all’assunzione del latte e del-
la carne, persino di quella intoccabile della mucca,
animale sacro per eccellenza.
Gli
Jainisti
, una minuscola fetta dell’intera popola-
zione indiana, con i loro principi sono gli osservanti
più inflessibili della non violenza nei riguardi di tut-
ti gli esseri viventi:
“non ferire, abusare, opprimere,
schiavizzare, insultare, tormentare, torturare o uc-
cidere qualsiasi creatura o essere vivente - compresi
animali, piante o insetti”
. Rifiutano l’uovo, i prodotti
caseari e financo il miele, considerandolo latte del-
le api. Mangiare con moderazione, compassione e
gratitudine, non sprecando inutilmente la vita delle
erbe aromatiche fresche solo per decorazioni ali-
mentari e trattare ogni creatura nel modo in cui l’es-
sere umano vorrebbe essere trattato, fanno parte
dei precetti dello
jainismo
, che promuove an-
che l’economia di sussistenza con il mini-
mo indispensabile per poter offrire per-
lopiù cibo ai poveri. I ben più numerosi
Induisti
, circa l’ottanta per cento della
popolazione indiana, hanno l’intima con-
vinzione che si diventi degni della salvezza
quando non si uccide alcun essere vivente,
per cui si attengono alla dieta vegetariana.
I seguaci della più antica religione monoteista ri-
salente a tremila anni avanti Cristo, la cosiddetta
religione eterna avente né principio né fine, perpe-
tua come l’universo che si ricicla continuamente,
adorano come fossero divinità le mucche e i tori
ritenendo sacro tutto ciò che essi producono e chi
si prende cura degli intoccabili animali sarà elevato
alla beatitudine. Durante lo svolgersi delle celebra-
zioni dedicate ai numerosi culti di
Krishna
, consi-
derato dai più il Dio supremo e salvatore universa-
le, i devoti lavano giornalmente le statue dei templi
con latte vaccino appena munto.
I
Sikh
, discepoli che seguono con scrupolo le sa-
cre scritture del
Guru Nanak
e dei primi seguaci,
praticano l’astinenza dalle sostanze che portano
alla dipendenza come l’alcol e il tabacco, seguendo
una dieta latto-vegetariana anche se è loro diritto
consumare carne perlopiù in occasioni speciali.
Per non trasgredire al Codice di condotta, una vol-
ta iniziato l’adepto
sikh
tramite la Cerimonia del
Battesimo, scatta il divieto di mangiare
carne ku-
tha
, ossia di animale abbattuto ritualmente con le
stesse modalità delle regole ebraiche e musulmane
–
kosher
e
halal
. I pasti che si svolgono con equi-
tà sociale in una sorta di cucina della comunità,
langar
, un ambiente in cui le persone, i visitatori
di un
Gurdwara
, il tempio
sikh
, senza distinzione
culturale, sociale, religiosa o di etnia condividono
lo stesso pasto, seduti in fila sopra al lungo tappeto
disteso sul pavimento, serviti da volontari.
Biryani vegano
Le spezie tipiche della
cucina indiana
Barbati masala
Matar Aloo Gobi
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