Il colore è rosso rubino vivace e brioso. Il profumo
è gioviale, fruttato e spiritoso. Il gusto fresco e sua-
dente. Ecco gli aggettivi che raccontano la vitalità
della seconda DOC più importante delle Marche,
sia per quantità certificate sia imbottigliate. La pri-
ma denominazione di colore rosso.
L’undici agosto il Rosso Piceno ha compiuto cin-
quant’anni: nasce nel 1968 e a raccontarcelo è la
Gazzetta Ufficiale n° 245 pubblicata il 26 settem-
bre dello stesso anno. Cinquant’anni fa l’identità
picena si unì per valorizzare uno dei prodotti più
rappresentativi: il vino. La storia del nostro vino
affonda le radici già nell’Ottocento e nei primi an-
ni del secolo scorso.
Dopo l’epidemia della filossera, i contadini-produt-
tori si resero conto che bisognava passare da colti-
vazioni promiscue (seminativi, foraggi e piante da
frutto, compresa la vite), a impianti specializzati.
La nuova vigna non era concepita ancora con con-
cetti “moderni”; il contadino piceno non si fidava
ancora delle modernità, adottava qualche vitigno
migliorativo, ma la base rimaneva quella della tra-
dizione: montepulciano e sangiovese, i due vitigni
da sempre coltivati sulle colline che dai Sibillini
degradano verso l’Adriatico. Scelta allora più che
azzeccata, non sono state perse le biodiversità va-
rietali che rendono unica la viticoltura italiana.
I parsimoniosi contadini piceni, cresciuti con la
mentalità mezzadrile, avvalendosi delle consue-
tudini tramandate dagli avi, continuarono ad al-
levare più varietà di uva nella stessa vigna perché
se avversità meteo o parassitarie colpivano una va-
rietà, forse le altre ne uscivano illese. Sono riusciti
così a produrre quel gioiello prezioso color rubino,
il vino Rosso del Piceno.
Nasce da questa storia così ricca di memoria la
necessità di tutelare un prodotto che interessa ben
quattro provincie: Ascoli Piceno, Fermo, Macerata
e Ancona, che ne fa la DOC più estesa delle Mar-
che. Il Presidente del Consorzio Tutela dei Vini Pi-
ceni, Giorgio Savini, afferma che il Rosso Piceno
può essere indicato come il vero Ambasciatore del
territorio. Il vino ha una buona “tempra” così co-
me gli uomini del Piceno, lavoratori instancabili,
caparbi e testardi, difficili da rimuovere dal loro
folclore. Continua affermando, con tono scherzo-
so, che è difficile definire se nelle Marche si vive di
più perché beviamo queste prelibatezze o piuttosto
che nelle Marche tutto dura di più!
Il manifesto per festeggiare i 50 anni è stato di-
segnato da un artista abruzzese (Teramo è terra
picena) un po’ dadaista, come afferma Armando
Falcioni, direttore del Consorzio, ed è sicuramente
d’impatto: la colonna ionica rappresenta la storia
del Piceno lunga 2500 anni, gli elfi che ballano in-
torno a essa sono sinonimo di allegria, quella alle-
gria che il vino dona a tutti gli attori che lavorano
su questo territorio.
Secondo Savini, il Rosso Piceno è il tipico prodot-
to della cultura marchigiana che lavora e non si
vanta. Sul versante adriatico, questo rosso, poco
conosciuto anche se molto consumato, è il vanto
dei produttori che lo vendono come se offrissero ai
consumatori qualcosa di intimamente personale,
qualcosa che esprime il proprio essere “Piceno”.
La nostra Associazione ha voluto donare a questa
DOC la totale disponibilità nell’organizzazione di
momenti volti a far conoscere maggiormente que-
sto vino, banchi d’assaggio, degustazioni guidate,
convegni in tutte le Delegazioni oltre a qualche
puntata fuori Marche per veicolarlo anche in altri
luoghi. Buon compleanno Rosso Piceno da tutti i
Sommelier marchigiani.
50 anni e... sempre in salita
Rosso Piceno
Stefano Isidori
Presidente AIS Marche
Il Presidente del Consorzio
Vini Piceni Giorgio Savini
(a sinistra) con il direttore
Armando Falcioni
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