Sommeliers Marche Magazine 59 - page 19

In tal senso si sente parlare da tempo di schede tec-
niche ad-hoc con
range
di profumi, colori e struttu-
re valutate diversamente rispetto ai vini convenzio-
nali. I sentori che si mostrano sono affini in alcuni
casi a fortificati, con ossidazioni, o vicini a vini da
dessert con note tropicali e riduzioni in alcuni casi
abbastanza spinte.
Come abbinare i vini macerati sicuramente va
sempre valutato caso per caso con un ventaglio di
possibilità per profumi e struttura che va dall’a-
peritivo al dopocena come vino da meditazione.
Secondo Simon J. Woolf, autore di “
Amber Revolu-
tion”
nel 2020 i produttori di orange ne erano circa
700 nel mondo e nello stesso anno il Vinitaly dedi-
ca a loro un padiglione, nasce l’associazione Vina-
tur con 180 produttori di 10 diversi paesi. Paralle-
lamente si imbandiscono fiere come
Vini Selvaggi
e
Natural Born Wine
.
Insieme all’offerta anche la domanda è aumentata
e si stima che dal 2018 a Londra, capitale europea
di consumo del vino, già si vendeva circa 500 mi-
lioni di bottiglie e che incrementa tutt’ora espo-
nenzialmente ogni anno. Dobbiamo considerare
però il mondo degli orange come parallelo.
Trova il suo spazio in portfoli di distributori, nelle
carte vini e in ristoranti o wine bar che acquisisco-
no popolarità per la loro considerevole presenza.
Sempre più, anche nei ristoranti, il cliente mira di-
retto a certe categorie di vino che, seppur in molti
casi piacevoli, rappresentano il
radical chic
del set-
tore. Ricercare nei piccoli spazi di gusto, indipen-
dentemente dalla fattibilità di abbinamento
cibo-vino, spesso supera ogni base di piace-
volezza al palato, ma soddisfa sempre più lo
storytelling
a cui si lega per definizione l’an-
ticometodo di produzione. Se estremizzato
il fenomeno porta a cunicoli di perdizione
per degustatori che si chiudono in un an-
golo di mercato legittimamente opinabi-
le. Bisogna a questo punto interrogarsi e
tornare indietro di 10000 anni quando
il vino fu prodotto per la prima volta.
Questo già ci dice e ci riporta alla luce
una grande verità, il vino in natura non
esiste. Prodotto dell’uomo che si è negli
anni evoluto e accompagnato alla sto-
ria umana affinandosi e nutrendosi di
tecnica e cultura.
Dove arrivare se parliamo di vini naturali come
prodotto esclusivo della terra e non dell’uomo?
Vini tecnicamente pieni di difetti arrivano ad ess-
sere gettonati molto più che altri dietro la maschera
della salubrità. Contenere SO2 e trattamenti sia in
vigna che in cantina non sono necessariamente il
mezzo per arrivare a vini equilibrati, ma affiliati a
filosofie che poco parlano di tecnica; abbandonare
il vino all’autocontrollo come se una mano invisi-
bile possa autogestire un prodotto che è del tutto
umano. Forse ci stiamo svincolando da assolute ve-
rità di tipo tecnico e ci stiamo avvicinando sempre
più a non ciò che il vino nel bicchiere racconta, ma
ciò che rappresenta e tramite questo cogliere una
piacevolezza non sensoriale ma intellettualoide. La
differenza fra leggere un libro e mangiarlo.
Quello che mi chiedo è dove andranno anni e anni
di studio da parte di professionisti che attraverso
la loro conoscenza riescono a rintracciare note de-
gustative che riconducono ad un territorio, ad un
uvaggio, ad un annata. Cosa ne saranno di com-
petizioni internazionali dove si sfidano cultori del
vino che degustano alla ceca e riescono a raccon-
tare un calice soltanto con naso e palato? Biso-
gnerà parallelamente abbandonare questo tipo di
approccio e mettere in dubbio centinaia d’anni di
ricerche e cultura per lasciare spazio a storie per-
sonali, raccontare i territori attraverso etichette al-
ternative con disegnini e firme fatti a mano come
se anche la stampa sia un prodotto demoniaco e
standardizzante. Ecco il punto, forse è proprio
questo, il mercato degli orange da parte dei con-
sumatori credo che voglia rifiutare la stardadiz-
zazione o come dicono gli inglesi, la ricerca della
consistency
ovvero la riconoscibilità attraverso gli
anni nello stile di un enologo e di un agronomo.
All’opposto qui si valuta di bottiglia in bottiglia
che senza controllo ha vita propria. Josko Gravner
ripete continuamente che i suoi sono “vini vivi”
e questo rende il tutto di grande fascino. Dove è
proiettato questo mondo ancora in divenire? Sicu-
ramente avrà il suo sviluppo e il suo affinamento,
perfezionamento, che attraverso produttori capaci
prenderanno sempre più spazio lasciando da parte
arrivisti modaioli che cavalcano l’onda del mercato
e delle mode. Quello che auspico è una regolamen-
tazione che possa far vivere e sopravvivere il vino
macerato in parallelo a quello convenzionale.
Dignità e autonomia credo che sia il miglior auspi-
cio che si possa avere per una fetta di produttori
che non ama confondersi e confondere il consu-
matore fra gli scaffali e nelle liste vini mostrando
riconoscenza al quarto colore del vino.
Rudolf Steiner
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