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L’Ottocento è un secolo di demarcazione per la
Valle: prima l’oidio nel 1851, poi la fillossera (se-
gnalata per la prima volta nella Valle del Douro
nel 1868 e rapidamente sparsa nell’intera regione)
quindi la peronospora nel 1893, apportarono dan-
ni ingenti ai raccolti. I vignaioli della Valle paga-
rono il prezzo più alto nella filiera di produzione:
per circa venti anni non riuscirono ad avere una
vendemmia adeguata abbandonando così le vigne
che furono acquistate in blocco da vecchi e nuovi
gruppi con sufficiente ricchezza da poter investi-
re nella Valle del Douro. In questo periodo molte
ditte che prima si occupavano solo di esportare il
Porto verso i paesi consumatori, Inghilterra in te-
sta, ma anche in Germania e Olanda, iniziarono a
interessarsi alla produzione.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecen-
to avviene la nascita di case come da Silva, Bar-
ros, Krohn, Ramos Pinto, quest’ultima famosa per
le campagne pubblicitarie del tutto innovative per
l’epoca, sia per l’utilizzo di immagini di nudo fem-
minile, sia per i piccoli oggetti da dare in dono agli
acquirenti, tanto da farci comprendere che paro-
le come gadget, packaging, marketing sono sen-
za dubbio attuali ma non rappresentano niente di
nuovo non solo sotto il sole ma neppure all’ombra
di una vigna di cento anni fa. Intanto nella Valle la
nascita della ferrovia intorno al 1880, con stazio-
ni, binari e gallerie rasenti le acque del Douro, e la
successiva costruzione delle chiuse per supe-
rare i dislivelli lungo il fiume, mandano in
pensione i rabelos, le bellissime barche a chi-
glia piatta uniche in grado di navigare lungo
un corso d’acqua che, nei suoi 213 chilometri
portoghesi suddivisi in base a suolo e clima
nelle tre sottoregioni denominate Baixa
Corgo, Cima Corgo e Douro Superior,
presenta un dislivello di circa 125 metri.
Il trasporto delle botti era obbligatorio
per far invecchiare il vino nelle cantine
di Vila Nova de Gaia, zona più fresca ri-
spetto alla Valle e più in ombra e a buon
mercato rispetto ai prezzi dei magazzini
della città di Porto sulla sponda opposta.
Nel 1986 è decaduto l’obbligo del tra-
sporto a Vila Nova e i piccoli produtto-
ri possono mantenere nelle loro Quintas
la filiera completa. Ma chi può si fa vanto di avere a
Vila Nova de Gaia una cantina che possa accoglie-
re il visitatore competente o il turista curioso con
lo stesso livello di passione e orgoglio.
Si può allora iniziare il giro per incantare occhi,
naso e palato:
Burmester
ha la sua cantina pro-
prio sotto il ponte in ferro Dom Luis I terminato
nel 1886 dall’ingegnere belga Tèophile Seyrig, di-
scepolo e poi socio dell’ingegnere Alexandre Gu-
stave Eiffel. La cantina si sviluppa in lunghezza sui
bastioni lungo il Douro, terminando con una ter-
razza a piombo sul fiume che regala una visione del
ponte dal basso verso l’alto spettacolare. Burme-
ster produce Porto dal 1750 e il suo mercato di ri-
ferimento è l’Europa del Nord. Il suo Porto Tawny
30 anni è una delizia al naso e al palato, complesso
con aromi di frutta secca, noci tostate, spezie, vani-
glia, elegante e con un finale persistente.
Poi
Calem
dove gustare tra gli altri una “copita” di
Lagrima, Porto bianco con un più alto tenore zuc-
cherino, intorno ai 130 g/l con aromi di miele e
frutta secca da gustare ad una temperatura tra gli 8
e i 10 °C. Poi
Ramos Pinto
dove gli occhi sono al-
lietati anche da un museo allestito nei vecchi uf-
fici posti sopra la cantina, così ben conservati che
aspetti l’arrivo di un impiegato con i coprimaniche
pronto a compilare la tua richiesta di acquisto.
Quindi
Fonseca
, cantina nata nel 1815 ad opera
di João dos Santos Fonseca, dove si può assaggia-
re il Bin27, uno dei blends di Porto più conosciuti
al mondo, con aromi di frutti rossi, mora, ciliegia,
prugna, con tannini decisi ma bilanciati da una
buona morbidezza. E perdersi poi in un Vintage
2008 prodotto da Fonseca nella Quintas do Pana-
scal, una delle zone con la più alta reputazione vi-
tivinicola di tutta la Valle del Douro (dice un detto
portoghese
“do Roncão e Panascal vêm os melho-
res vinhos de Portugal”
): al naso frutta rosso scuro,
ciliegia nera e cassis, confettura di melassa e cioc-
colato fondente, aromi vegetali e note di pepe nero
e sandalo. Da assaggiare con formaggi erborinati,
albicocche o fichi disidratati o semplicemente nel
giusto bicchiere con la giusta compagnia.
Le cantine non sono solo luoghi di deposito e in-
vecchiamento ma sono musei che raccontano la
storia di un prodotto e delle competenze che lo
hanno generato, raccontano dell’amore che viene
trasfuso dal vigneto alla bottiglia. Tutti orgoglio-
samente fieri di produrre Porto.