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Quando nel 1756 Sebastiao José de Carvalho e Me-
lo, Marchese di Pombal e Ministro del regno di Jo-
sé I supportò la nascita della Compagnia Geral da
Agricoltura das vinhas do Alto Douro e la demar-
cazione dei confini delle aree in cui il Porto poteva
essere prodotto, stava creando il nucleo originario
della zona che, nel 2001, l’Unesco avrebbe stabilito
essere Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La fon-
dazione della Compagnia Geral cercava di mette-
re ordine in un mercato che, a causa della notevo-
le richiesta di esportazioni, aveva portato ad una
produzione incontrollata di Porto di bassa qualità,
manufatto con uve non all’altezza della fama del
prodotto, adulterato con l’aggiunta di dolcifican-
ti e succo di bacche di sambuco per aumentarne
la componente zuccherina e con l’uso di brandy di
scadente qualità.
La Companhia nasceva per garantire alte caratte-
ristiche e dare importanza e valore ad un prodot-
to di cui si erano già ben valutate le potenzialità.
Impose quindi caratteristiche precise. I vigneti fu-
rono classificati, a seconda del vino prodotto, in
Feitoria - vini di migliore qualità destinati per lo
più all’esportazione - e Ramo -vini più ordinari, di
qualità inferiore e destinati per lo più al mercato
interno. Pietre miliari, i marcos de feitoria, furo-
no posizionate nel 1758 lungo i confini dei poderi
affinché anche a vista fosse chiara la demarcazione
dei territori. Dal punto di vista della produzione fu
proibito l’uso dello stallatico nei vigneti, divenne
obbligatoria la separazione delle uve a bacca bian-
ca da quelle a bacca nera, fu proibita l’aggiunta di
succo di bacche di sambuco al vino e furono sradi-
cate tutte le piante di sambuco che crescevano in
un raggio di cinque leghe dal fiume. Nel 1776 era-
no già nate case di produzione come Kopke (la più
antica, del 1638 ), Warre, Croft, Taylor, Flagdate &
Yeatman, Offley Forrester e in quell’anno furono
esportate 20.000 pipes, per arrivare a 100.000 alla
fine del secolo, un numero impressionante.
Grande impulso al commercio portoghese fu da-
to senza dubbio dalla situazione politica europea:
la Rivoluzione Francese prima e l’avvento di Na-
poleone poi, con lo stato di guerra tra Francia e In-
ghilterra, favorì certamente il Portogallo nella sua
ascesa, Porto e Stilton accoppiata perfetta per i pa-
lati dei ricchi inglesi.
Il cuore antico della Valle del Douro è la cittadi-
na di Pinhão e il cuore del cuore è senza dubbio la
sua stazione: centinaia di azulejos, le celebri pia-
strelle portoghesi bianche e azzurre, che ne deco-
rano i muri formando in bicromia le immagini di
un mondo ancora presente e al tempo stesso di un
mondo che non c’è più. Da Pinhão è come se par-
tissero a raggiera tutti i circa trenta vitigni attual-
mente più utilizzati tra rossi e bianchi nella produ-
zione del Vinho Fino, il vecchio nome portoghe-
se per definire il Porto e ancora usato con orgoglio
dagli agricoltori del Douro quando si riferiscono al
proprio vino di qualità superiore.
Touriga National, Tinta Barroca, Tinto Cão, Tou-
riga Franca, Tinta Roriz, Tinta Amarela, Malvasia
Fina, Arinto, Rabigato... vigneti terrazzati che re-
galano un paesaggio che sorprende sia percorren-
dolo attraverso le sue strade tortuose che nelle cur-
ve si aprono su panorami spettacolari, sia goden-
doli da una prospettiva più bassa, quella che rega-
la il fiume.
Barbara Turchi
Sommelier
I
rabelos
trasportano le botti
di Porto lungo il fiume Douro.
Vila Nova de Gaia, Porto.
La Valle
del Douro
E IL SUO NOBILE FIGLIO, IL PORTO