La propriété Château Angelus
L’ampliamento della propriété
Château Cheval Blanc
progettata dell’architetto
Christian de Portzamparc
campana (storicamente legata come allarme al ten-
tativo di invasione dei Turchi nel XV secolo), è pro-
prietà dell’antica famiglia dei Boüard Laforest che
entra nel mondo del vino già dal lontano 1782, pur
avendo radici risalenti all’XII secolo. Attualmente è
gestita da Humbert de Boüard con la collaborazio-
ne dell’enologo Michel Rolland.
I complessivi 39 ettari di proprietà sono vitati al
50% con merlot, il 47% di cabernet franc e il restan-
te 3% con cabernet sauvignon, per una produzione
in toto tra i vari vini di circa 51.000 bottiglie l’anno.
Le tecniche di vinificazione seguono le filosofie
classiche del Saint Émilion con i passaggi, post ma-
lolallita, dalle grandi botti da 70 ettolitri alle barri-
que sempre nuove per circa 20 mesi.
Riconosciuta straordinaria l’ultima vendemmia del
2015 l’Angelus si distingue per un naso ricchissimo,
per la sua elegante tannicità e grande sapidità, non
che straordinaria finezza.
I Premier Crus di categoria B
(in ordine alfabetico)
Château Beauséjour, Château Beau-Sejour Bécot,
Château Belair-Monange, Château Canon, Châte-
au Canon La Gaffelière, Château Figeac, Clos
Fourtet, Château La Gaffelièr, Château Larcis Du-
casse, Château Pavie Macqui, Château Troplong
Mondot, Château Trotte-vieille, Château Valan-
draud e La Mondot.
Caratteristiche organolettiche
Sono vini di grande finezza e armonia dove la co-
niugazione vitigni e terroir manifestano poi il non
plus ultra dell’enologia. Importantissimo anche e
determinante il rapporto con i nobili legni che svi-
luppano gli eleganti aromi terziari indispensabili
ad ottenere quegli equilibri che li distinguono. Sia-
mo nell’Olimpo del vino dove ogni commento e
confronto lasciano il tempo che trovano.
Gli stupendi profumi confetturati da frutti rossi e
di viole con un po’ di erbaceo e mineralità, gli ete-
rei e balsamici terziari quasi sempre accompagnati
da dolce liquerizia, note mentolate e delicate spezie
annunciano poi al gusto tutta la loro suadente sa-
pidità quasi sempre avvolta da importanti ma se-
tosi tannini.
Gli abbinamenti
Sono vini che amano il meglio della cucina di gran
classe: quella forse un po’ dimenticata dai moder-
ni cuochi ma che per quasi due secoli ha arricchi-
to le più belle tavole internazionali e soprattutto di
Francia. Mi riferisco alla Sella di vitello Orloff, al
Filetto Wellington, al Tournedò Rossini, allo Stro-
ganoff e alla Chateaubriand in salsa Bernese otte-
nuti dalle nobili carni di Charolais e Limousine,
ma per noi Italiani van benissimo le razze Bianche
dell’Appennino.
Particolarmente apprezzati sono con la cacciagio-
ne da piuma. Nelle vendemmie più vecchie fanno
ben figura sui formaggi di lunga stagionatura e sia
Francia che Italia ne dispongono di un bel patri-
monio. Le moderne un pò insipide cucine, soprat-
tutto le sterili sottovuoto prive di consistenza e ca-
rattere, non credo siano in grado di poter reggere
il confronto con si tanta nobiltà.
Le storiche vigne della propriété Château Ausone
Château
Pavie
Château
Ausone
Le vasche di fermentazione in cemento della Château
Cheval Blanc disegnate da Christian de Portzamparc
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