Fu proprio Mikimoto, il visionario e tenace im-
prenditore nipponico a vestire le ama del secolo
passato di una leggiadra tunica di lino bianco, l
’iso-
gi
, che ricopre i corpi delle sirene giapponesi.
«Il richiamo del mare è un canto di sirena»
. La loro
malinconica cantilena dell’anima udibile durante
la risalita in superficie dalla quiete dell’oblio, ge-
nerata liberando i polmoni dall’aria residua, simile
a un sibilo acuto conosciuto come
ama isobue
o
richiamo dell’oceano, ammalierebbe ogni callido
navigante, similmente al canto delle mitologiche
creature dalla pelle color della luna, capelli color
del sole e occhi color del mare.
Nel tempo in cui, pressoché in ogni luogo,
sono andati perduti i valori della sincera
solidarietà tra donne e dell’affiatamento in-
generato dal senso di appartenenza o dalla
comunanza delle esperienze, ad est dell’an-
tica capitale giapponese, Kyoto, nella Baia
di Ise, laddove la prim’alba del globo si leva
ogni dì illuminando la casa di
Amaterasu
,
dea del Sole che splende nei cieli, intramon-
tabile è il ricordo di centinaia di pescatrici che
da almeno due millenni lavorano assieme con de-
dizione, sin dal chiarore mattutino, per esplorare i
fondali alla raccolta di pregiati molluschi e di una
rara alga capace di divenire lievito nella prepara-
zione di dolci frittelle da offrire nei momenti con-
viviali.
«Verso mezzogiorno gli uomini sono venuti
ad attenderle sulla spiaggia – il ché è solo un atto
di cortesia; non muovono un dito, non fanno una
piega, mentre le povere ragazze mezze morte di fa-
tica riempiono i loro cesti...»
(dal doc. “La donna
nel mondo”).
Le donne del mare, che quotidianamente condivi-
dono un lavoro stremante e pericoloso, ogni inti-
mo desiderio serbato nelle latebre del cuore e del
pensiero, come fossero una grande ed affiatata fa-
miglia composta di sole femmine esili nell’aspetto
ma coriacee nei fatti, trascorrono la vita assecon-
dando i meravigliosi ritmi dell’oceano.
A conclusione della giornata di pesca sono esauste
ma sorridenti, poiché rigenerate dal rapporto spe-
ciale che hanno con il mare … come se facessero
ritorno ogni giorno nel grembo materno per nu-
trirsi di primigenia linfa vitale, laddove ebbe origi-
ne la loro stessa esistenza.
Le pescatrici per millenni prive di ogni pudore,
negli anni Cinquanta si lasciarono immortalare
da fotografi documentaristi e da etnologi, eter-
nando ai posteri le ultime e forse uniche immagini
di ineffabile armonia e romantica bellezza che at-
tirarono l’attenzione dei più celebri pittori, poeti,
romanzieri e registi hollywoodiani. L’eco suscitata
fece colpo sul grande pubblico, contribuendo a far
divenire le immersioni delle sinuose sirene marine
una redditizia e originale attrazione turistica per
l’intera Prefettura di Mie, che non mancò di adot-
tare le ama come simbolo territoriale, candidando
la loro singolare eredità culturale all’Unesco come
Patrimonio Immateriale dell’Umanità, seppur,
oggi, ormai quasi tutte le pescatrici si sono dotate
di una insueta muta moderna per inabissarsi.
Le ama legate fortemente alle antiche tradizioni
e che operano nell’Isola delle Perle di Mikimoto,
Mikimoto-Shinju-Jima, al largo di Toba, indossa-
no le tuniche bianche –
isogi
– sia per attrazione
turistica che per onorare il pertinace pioniere delle
perle coltivate.
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