Lungo le sponde della baia di Ise si moltiplicano
le pescatrici che gestiscono dei capanni chiamati
Amagoya
dove gustare il pescato mattutino cuci-
nato all’istante dalle audaci donne del mare, da
offrire ai turisti in cerca di autentici sapori tradi-
zionali, sicuramente indimenticabili.
Oltre alle ghiottonerie come le sazae, lumache di
mare cotte alla griglia e servite nella loro eccentrica
conchiglia a forma di turbante, ostriche, ricci e pet-
tini di mare, polpi e aragoste, la pietanza ritenuta
più squisita e richiesta è l’afrodisiaco abalone dalle
carni succulente che cela in sé, conferito dalle abi-
tudini nutrizionali, uno spiccato sapore di salsedi-
ne proveniente dalle alghe coralline, ma anche dalle
rocce che le aliotidi sminuzzano con i loro piccoli
denti cornei mentre avanzano sui fondali rocciosi
cercando riparo dalle stelle marine e dai granchi,
anch’essi ghiotti dei suoi appetitosi tessuti musco-
lari. Cotto o crudo, alla griglia, in umido, oppure
in tempura, ma sempre accompagnato dalla propria
iridescente calotta di cangiante bellezza a sottoline-
are la sua raffinata pregevolezza. In attesa di accen-
dere i fuochi occorre estrarre con una spatola me-
tallica la polpa dell’abalone dal guscio, intagliarla
finemente da entrambi i lati per facilitare la cottura
delle tenaci fibre muscolari. Si elimina il fegato che
si mostra con evidenza e la fibrosa radula punteg-
giata di minuscoli dentelli chitinosi, infine si spurga
sotto l’acqua corrente aiutandosi con uno spazzoli-
no a ripulire l’organo dalle impurità residue.
Se consumate a crudo, occorre picchiettare dolce-
mente le carni per intenerirle prima di porzionarle
a lamelle sottili da intingere nel dashi, limpido bro-
do di pesce a base di alga kombu e piccoli fiocchi
di filetti di tonnetto striato essiccato, fermentato e
affumicato, katsuobushi, per poi condirle con ron-
delle di ravanello bianco, l’immancabile daikon.
L’abalone, in Occidente, se assaporato al naturale,
non può che incontrare la semplice genuinità del-
le note agrumate che esaltano il persistente aroma
iodato, sapore agro così caro alle civiltà che abita-
no le terre bagnate dal mare Mediterraneo e dalle
onde burrascose dell’oceano Atlantico.
La cucina tradizionale nipponica,
nihon-ryōri
o
washoku
, antecedente alle contaminazioni occi-
dentali, ricchissima di pesce fresco, verdure, radi-
ci e tè verde, alimenti consacrati alla longevità, è
stata inserita nel 2013 fra i Patrimoni Immateriali
dell’Umanità dell’Unesco, essendo una tra le più
bilanciate e salutari al mondo.
In estate, le ama celebrano la loro cultura con un
evento altamente suggestivo, lo
Shirahama Ama
Festival
che si tiene a Minamiboso, nella Prefettura
di Chiba. Nel corso della processione notturna che
avviene in mare, le ama immerse nel loro elemen-
to fino al petto, indossando le leggendarie tuniche
bianche, illuminano con le fiaccole di bambù ac-
cese nell’oscurità profonda l’attraente cerimoniale
della singolare liturgia.
Mentre a Toba, durante l’annuale solennità del
Mi-
kazuki
, la rituale pescagione collettiva caratteriz-
zata da un’austera sacralità, le donne degli abissi
offrono in voto alla divinità il pescato del giorno
portandolo al santuario shintōista più venerato del
Giappone, l’
Ise-Jingu
, appena sulle colline circo-
stanti, dedicato alla suprema dea madre augusta
che illumina il cielo,
Amaterasu-ō-mi-kami
, pro-
genitrice mitologica della dinastia imperiale giap-
ponese, ma anche colei che dette vita al raggiante
fiore d’oro, il crisantemo, emblema del sommo im-
peratore nonché simbolo di bellezza e perfezione
dell’intero universo.
«Bevi rugiada di magnolia al
mattino e cibati dei petali che cadono dal crisante-
mo alla sera»...
Ise-Jingu, il tempio di Toba
che ospita l’annuale solennità
del Mikazuki
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