Nel panorama vitivinicolo marchigiano una men-
zione importante va riservata alla DOC Esino,
che ha ottenuto il riconoscimento nel settembre
del 1995. La storia ci racconta che nel Medio Evo
vigeva la mezzadria, che traeva le sue origini dai
rapporti feudali tra il proprietario terriero e la fa-
miglia di contadini; la coltivazione della vite era
poco diffusa, e si sviluppò solo successivamente
grazie ai monaci benedettini e cistercensi che co-
struirono diverse abbazie nel territorio dell’attuale
denominazione, dando così nuova linfa alle attivi-
tà agricole e facendo si che il vino diventasse anche
una fonte di nutrimento.
Alla fine del 1500 il medico elpidiense Andrea Bac-
ci nella sua enciclica “De Naturali Vinorum Histo-
ria” esaltò i territori di Ancona, Senigallia, Chiara-
valle e Fabriano, capaci di sviluppare abbondanti
produzioni di vini di buona qualità e potenza.
Dopo l’unità d’Italia la Commissione Ampelo-
grafica del Ministero dell’agricoltura sottolineò
l’importanza delle varietà dei vitigni Verdicchio,
Sangiovese e Montepulciano, risultati fondamen-
tali nella ricostruzione vitivinicola del XX secolo.
La Denominazione Esino, nata per valorizzare
quelli che una volta erano commercializzati come
comuni vini da tavola, si estende in tutta la pro-
vincia di Ancona e in una parte della provincia
di Macerata, nel tratto compreso tra i monti
Sibillini ed il mare Adriatico. I terreni, pre-
valentemente di natura calcareo-argillosa, si
sviluppano in un areale prettamente collina-
re e sono attraversati da diversi corsi d’acqua;
queste condizioni, unitamente alle escursioni
termiche generate dalle alture dell’appennino
e alle brezze che soffiano dalla costa, creano un
perfetto microclima che permette alle uve di ma-
turare in condizioni ottimali.
Quattro le tipologie previste dal disciplinare: bian-
co e bianco frizzante, con prevalenza di uve verdic-
chio, rosso e rosso novello con predominanza
di uve sangiovese e montepulciano.
Oggi l’Esino bianco viene considerato un po’ come
il fratello minore del Verdicchio, da cui eredita le
fresche note floreali e fruttate, e la sapidità al gusto;
grazie alla sua minor alcolicità e ad una struttura
più delicata, si presta molto bene ad abbinamenti
semplici e sfiziosi, come gli antipasti di pesce o i
primi piatti di carne e pesce non troppo elaborati.
L’Esino rosso invece ricalca l’impronta dei vini pi-
ceni, dove a seconda dell’uvaggio si possono trova-
re vini più robusti dove prevale il montepulciano,
o vini più leggeri e delicati con maggiore presenza
di Sangiovese, pertanto anche gli abbinamenti so-
no i più svariati, si può spaziare dai classici salu-
mi della tradizione marchigiana, alle carni rosse
per arrivare anche ai formaggi semi-stagionati.
Non meno importante la versione Esino novello
in cui la vinificazione tramite pressatura soffice e
successiva macerazione carbonica per circa 10-12
giorni permettono di estrarre tutta l’aromaticità
delle uve ottenendo un vino di pronta beva, com-
mercializzabile subito dopo la vendemmia, carat-
terizzato da freschi e fragranti profumi floreali e
fruttati e da un basso tenore alcolico, che si sposa
perfettamente con le tradizionali caldarroste.
I VINI DELLA VALLESINA ED OLTRE,
TRA I MONTI E IL MARE
ESINO DOC
Luca Giaccaglia
Delegato AIS Jesi e Castelli
Vigne a Staffolo
(cantina La Staffa)
Uva verdicchio
(Marotti Campi)
Uva Montepulciano
(Ballarin)
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